Ven, 05/01/2020 - 15:18 By admin
Che cos'è una scienza

Di recente ci è capitato di ascoltare un'insegnante di lettere che si lamentava del fatto che, all'interno delle sue ore di geografia, dovesse insegnare delle questioni su cui, in realtà, per formazione lei non si sentiva a proprio agio, come la deriva dei continenti o la formazione delle montagne, cioè in generale dei temi che fanno parte della geologia. Qualcuno potrebbe risponderle che, in fondo, sempre di "studio della terra" si tratta, ma in realtà è proprio quell'insegnante ad aver ragione nel suo disagio. E ciò perché, nonostante apparentemente queste due discipline studino lo stesso oggetto, la geologia è una scienza, e la geografia no.

Ma cos'è, allora, una scienza? Al giorno d'oggi, quando si usa questa parola ci si riferisce tipicamente alla matematica o alla fisica, ad esempio. Ma un conto è fare degli esempi, tutt'altro è dare una definizione rigorosa. E qui le cose si complicano. Qualcuno potrebbe dire che le scienze sono esatte, ma in realtà la storia delle scienze sta a dimostrare gli infiniti errori e ritrattazioni. Qualcuno potrebbe dire che le scienze si esprimono tramite un linguaggio matematico, ma ciò taglierebbe fuori varie discipline comunque rigorose. Qualcuno potrebbe far riferimento all'esperienza e agli esperimenti, ma ci sono scienze altrettanto rigorose, ma che tuttavia non possono fare esperimenti, come la fisica teorica o la matematica. Forse, per vederci chiaro, conviene come sempre dare anzitutto un'occhiata storica alla questione.

E' ben noto che nel passato col termine "scienza" ci si riferiva a discipline diverse da quelle che intendiamo oggi. In casi di slittamenti di significato come questo (come in quello che abbiamo già discusso dei postulati e degli assiomi), è sempre molto utile non solo prendere atto di queste mutazioni, ma anche chiedersene la ragione, per indagare i presupposti e le implicazioni di tali cambiamenti semantici.

Partiamo, allora, da un breve riepilogo storico di Maritain:

Quale idea farci della scienza in generale, presa secondo la forma-limite che lo spirito ha di mira quando ha coscienza di sforzarsi verso quello che gli uomini chiamano sapere? L'idea che Aristotele e gli antichi se ne facevano è molto differente da quella che se ne fanno i moderni, giacché per costoro è la dignità eminente delle scienze sperimentali [...] che attrae in sé la nozione di scienza; mentre per gli antichi è la dignità eminente della metafisica ad orientare tale nozione. Bisogna, dunque, guardarsi dall'applicare così com'è senza precauzioni, la nozione aristotelico-tomista di scienza a tutto l'immenso materiale noetico che i nostri contemporanei sono soliti chiamare col nome di scienza: si incorrerebbe nei più gravi errori [1]

Vediamo dunque di dare una definizione di scienza che, tutto sommato, metta d'accordo sia gli antichi che i moderni. Una scienza è un insieme di dottrine con un metodo definito, che si differenzia rispetto alle altre forme di conoscenza per:

  1. il suo carattere esplicativo
  2. il suo carattere dimostrativo

Possiamo dunque definire che:

Si noti che "universalità e necessità" significano che chiunque si metterà a studiare questi medesimi oggetti, seguendo lo stesso metodo di indagine e partendo dai medesimi postulati o assiomi, arriverà sempre e dovunque alle medesime conclusioni. Ma non significano affatto "assolutezza": una scienza è sempre valida entro limiti ben definiti e non può mai giungere ad uno stadio definitivo, completo e coerente, come si illudevano gli illuministi. Ad esempio, il teorema di Pitagora è universale-necessario proprio perché rigorosamente dimostrabile all'interno dei postulati della geometria euclidea; chi accetta quei postulati in qualsiasi epoca o in qualsiasi luogo della terra, non potrà non constatare la verità formale di quel teorema. Allo stesso tempo, contrariamente a quanto prima dell'invenzione ottocentesca delle geometrie non-euclidee si potesse pensare, il teorema di Pitagora (e in generale tutti i teoremi della geometria di Euclide) non esauriscono la scienza geometrica.

Entrando più nei dettagli, una disciplina è scientifica se:

  1. non si limita a descrivere i propri oggetti di indagine (enti o eventi), ma cerca di spiegarli. E questa spiegazione è la ricerca di:
    1. le cause e/o leggi fisiche, nel caso delle scienze naturali (che studiano gli enti fisici)
    2. le leggi e le ragioni logiche (condizioni di pensabilità, costruibilità) nel caso delle scienze logico-matematiche (che studiano gli enti logici e/o matematici)
    3. i fondamenti metafisici e metalogici dei due punti precedenti, nel caso delle scienze metafisiche e metalogiche
  2. tali spiegazioni seguono una rigorosa procedura dimostrativa, in modo da dar loro un valore universale e necessario, anche se mai assoluto.

Tornando dunque alla nostra insegnante di lettere, la sua difficoltà nell'insegnare argomenti di geologia è assolutamente giustificata, e deriva proprio dall'avere una formazione diversa, più rivolta verso discipline che si limitano a descrivere i propri oggetti d'indagine senza spiegarli. Queste discipline sono chiamate descrittive e/o fenomenologiche, e la geografia (a differenza della geologia) è proprio una di queste, poiché descrive cosa c'è sulla terra ma non può spingersi a indagarne le cause.

 

[1] Jacques Maritain, Distinguere per unire: i gradi del sapere, 1959

[2] Gianfranco Basti, Filosofia della natura e della scienza vol. 1, Lateran University Press, p. 235

Argomento