Mer, 04/08/2020 - 19:12 By admin
Guess how many?

Nel recente post sul punto di partenza della conoscenza, abbiamo visto che la prima certezza da cui parte l'apprendimento dei bambini, nonché la conoscenza critica degli adulti, è il fatto che qualcosa esiste. Ora ci proponiamo, però, di fare un passo avanti, dunque vorremmo cercare qualche informazione in più riguardo a questo "qualcosa" che esiste. In particolare, in questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda: questo "qualcosa" è una sola cosa, o sono tante cose? In altre parole, finora abbiamo solo escluso l'eventualità che non esista nulla, ma ora dobbiamo capire se la realtà è un'unica cosa o se, invece, è fatta di tante cose diverse.

La domanda potrebbe sembrare ridicola, dal momento che sembra per tutti ovvio che esistano molte cose diverse: televisori, alberi, uomini, pianeti, gatti ecc. Tuttavia, nella storia del pensiero, non sono mancati vari autori convinti che il mondo fisico fosse un unico individuo sostanziale, quindi è importante analizzare cosa ha portato questi autori a una tale convinzione. Potremmo dividere questi pensatori in tre gruppi fondamentali:

  1. Alcuni affermano materialisticamente l'unità assoluta dell'ente e conseguentemente la sua immutabilità. Tra questi ricordiamo gli antichi Parmenide, Melisso e i suoi seguaci, il medioevale David di Dinant (per il quale i corpi, la mente e Dio si identificano in un'unica realtà indivisibile, che è la materia prima [1]), il moderno E. H. Haeckel (un positivista secondo cui esiste un'unica sostanza cosmica universale, la materia infinita ed eterna, animata da conintuo e incessante movimento evolutivo).
  2. Altri affermano forme di monismo panteista, panzoista o panpsichista, identificando il mondo materiale come unica realtà con Dio, l'anima vitale o lo spirito. Tra questi ricordiamo la filosofia vedantica, gli stoici e i neoplatonici, Nicola Cusano, Giordano Bruno, Spinoza, l'idealismo assoluto di Fichte, Schelling e Hegel.
  3. Altri affermano il monismo fisico, poiché basano le loro conclusioni su teorie fisiche moderne.

Per ora tralasceremo di analizzare come questi autori concilino la loro posizione coll'evidenza che esistono tante cose diverse, poiché ciò necessiterebbe di analizzare la differenza tra sostanza e accidenti, che proporremo nei prossimi articoli. Qui ci limiteremo a dire genericamente che, per questi autori, la differenza che noi vediamo tra gli oggetti è solo apparente, non reale, mentre la reale ontologia del mondo, cioè ciò che davvero lo costituisce, è un unico ente.

Di questi tre gruppi, vorremmo qui soffermarci brevemente sul terzo, di cui fanno parte vari fisici contemporanei. Questo fatto potrebbe sorprendere, poiché in effetti fino alla fine dell'Ottocento tra gli scienziati dominava una concezione ben diversa, cioè quella meccanicistica e atomistica, che tendeva a interpretare tutti i differenti corpi come una molteplicità di sostanze elementari (gli atomi o i protoni, elettroni e neutroni). Possiamo infatti considerare l'atomismo, da Democrito ai tempi nostri, come una forma di pluralismo estremamente spinto, secondo il quale ci sono tante sostanze quanti sono gli atomi (infiniti).

Come dicevamo, la fisica contemporanea, soprattutto sotto la spinta della relatività generale e della meccanica ed elettrodinamica quantistica, tende verso la direzione opposta, cioè verso l'unità e continuità della sostanza materiale. Oltretutto, alcuni teologi, proprio sulla base di questa tendenza della fisica, si spingono a rigettare l'interpretazione artistotelico-scolastica del mistero eucaristico [2], dunque l'argomento risulta estremamente importante. Il motivo fondamentale di questa tendenza dei fisici può essere riassunto nella sostituzione del concetto di campo a quello di particella. Se infatti è vero che il concetto di campo (gravitazionale, magnetico, elettrostatico, elettrodinamico) era già stato introdotto nella fisica classica, è solo con la relatività generale (che unisce al cronotopo la massa e i campi gravitazionali) e con la meccanica quantistica (che col dualismo corpuscolo-onda, unisce particella e campo) che il primato delle particelle elementari viene meno, lasciando spazio a una visione in cui i quanti sono insieme particelle e campi [3]. Lasciamo al futuro una approfondita analisi di questi dati provenienti dalla fisica quantistica. Qui però ci limitiamo ad osservare, senza entrare ulteriormente nei dettagli, che questi stessi dati sono interpretati in modi molto diversi dagli stessi fisici, che non sono concordi sulla reale portata ontologica da attribuire loro. Possiamo concluderne che non è metodologicamente possibile fondare una questione così importante, come quella dell'unità o molteplicità sostanziale del mondo fisico, su dubbie interpretazioni di teorie fisico-matematiche. Proviamo dunque a procedere con delle riflessioni di ordine più strettamente filosofico.

Anzitutto, precisiamo che:

La sostanza individuale, dunque, dovrà avere queste due caratteristiche:

  1. Non avere divisioni in sé
  2. Essere divisa dal resto

Ebbene, la nostra esperienza, dopo averci mostrato che "qualcosa esiste", ci porta subito agli occhi il fatto che il nostro "io" è distinto dal resto del mondo, e contemporaneamente è indiviso in se stesso [4]. Per questi motivi possiamo concludere che ognuno di noi percepisce di essere un individuo, una sostanza individuale. Noi possiamo fare quest'osservazione su di noi poiché siamo dei punti di osservazione privilegiati: di nient'altro, infatti, riusciamo a sentire con chiarezza quello che sentiamo riguardo a noi stessi. Ebbene, ogni singolo uomo riconosce che, benché è legato al mondo e in parte vi dipende,  tuttavia egli è qualcosa di diverso rispetto al resto del mondo e ha un'unità che lo contraddistingue. Quando ad esempio sentiamo il calore sulla nostra mano, sentiamo che la nostra mano è diversa dal resto del mondo, proprio perché possiamo sentire il calore della nostra mano, ma non il calore sugli altri oggetti del mondo. E nonostante sia vero che, come dicevano Eraclito e Democrito, tutti gli atomi di cui siamo composti ci lasciano e ne subentrano altri, tuttavia ciò non fa di noi degli individui diversi. Già questo ci è sufficiente per poter concludere che, come minimo, gli enti esistenti sono almeno due: "io" e "il resto del mondo". Abbiamo dunque escluso l'eventualità che esista solo un unico ente. Del resto, se ciò che abbiamo detto vale per me, allora varrà anche per tutti gli uomini, cioè per tutti gli "io". Abbiamo dunque capito che, come minimo, esistono tanti "io" (quanti sono gli uomini) e il resto del mondo non umano. Se però osserviamo gli animali, ci accorgiamo che, benché non siano persone, anche la loro vita ha un'unità biologica e una coerenza indivisa nello spazio e nel tempo. Lo stesso si può dire, in grado minore, delle piante [5]. Va notato, però, che via via che andiamo dall'umano all'animale, e poi dall'animale al vegetale, e poi dal vegetale all'inorganico, è sempre più difficile riconoscere l'unità interna degli enti, al punto che si potrebbe dubitare se si tratta di una vera unità organica o di un semplice aggregato cellulare, una colonia di organismi monocellulari senza unità sostanziale [6]. Comunque, anche i corpi inanimati, per lo meno quelli macroscopici, hanno una coerenza nello spazio e nel tempo, e anzi addirittura scambiano meno energia e materiale con l'esterno di quanto non facciano gli esseri viventi. Non sempre, però, è facile stabilire a quale livello si colloca l'individuo nel mondo inorganico. Ad esempio, è evidente che un mucchio di sabbia non è una sostanza individuale, ma appunto un mucchio di sostanze (i singoli granellini sono infatti divisi l'uno dall'altro). Al contrario, un cristallo sembra avere tutte le caratteristiche di un'unica sostanza, di un individuo [7]. L'acqua nel bicchiere non è un unico ente, ma l'aggregazione di tante sostanze individuali della stessa specie, ovvero di molecole H2O (in verità, non essendo mai pura, essa è piuttosto un miscuglio) [8]. Nel mondo dei viventi, invece, tutto è molto più semplice, poiché:

Di conseguenza, la barriera corallina non è un unico ente ma l'aggregazione di individui viventi della stessa specie.

Che dire, invece, degli enti artificiali come, ad esempio, un PC? Inizialmente si potrebbe pensare che anch'essi siano enti sostanziali, poiché spazialmente estesi in modo continuo e complessivamente coordinati per raggiungere un certo fine. Tuttavia un'analisi più approfondita rivela che gli enti artificiali sono aggregazioni di parti, messe insieme da legami anche profondi - chimici, dinamici, elettronici... - ma tuttavia estrinseci. Gli oggetti artificiali non sono quindi propriamente degli individui, in quanto non sono indivisi in se stessi, ma semmai si presentano come sistemi di individui, e gli elementi individuali sono spesso rintracciabili a livello molto basso (addirittura molecole o atomi) [10].

In generale, per discernere operativamente se qualcosa è un unico ente oppure no, si possono usare dei criteri (necessari ma non sufficienti) [11]:

  1. verificare una certa indipendenza operativa dal mezzo e dall'ambiente (per esempio: un pesce senz'altro dipende dall'acqua per la sua vita, tuttavia può essere levato dal fiume in cui vive e posto in un acquario, testimoniando che non è parte dell'ambiente, ma ne è parzialmente indipendente)
  2. verificare la coesione nello spazio, la continuità dimensionale: infatti l'individuo non è diviso in se stesso ed è diviso, cioè separato, dagli altri; nelle sostanze corporee, l'individualità si manifesta innanzitutto a livello materiale, corporeo, spaziale 

Ma qui ci stiamo addentrando troppo nel concetto di sostanza, di cui parleremo nei prossimi articoli. Per ora, riassumiamo che la nostra risposta riguardo al problema della varietà dei corpi è intermedia tra il monismo assoluto di Parmenide e il pluralismo assoluto di Democrito:

  Monismo assoluto Pluralismo naturalistico Pluralismo assoluto
Tesi fondamentale L'unica sostanza è l'essere Ci sono molte sostanze, ma minori delle particelle elementari Ci sono infinite sostanze, quanti sono gli atomi
Principale proponitore Parmenide Aristotele Democrito
Interpretazione del divenire Il divenire è illusione Il divenire è reale, ma qualcosa di non materiale (la natura) resta fisso durante le trasformazioni Il divenire è reale, ed è dato dal continuo moto degli atomi che si spostano nel vuoto
Interpretazione della scienza La scienza studia solo i fenomeni apparenti ma non può raggiungere la realtà del mondo unitario La scienza studia i fenomeni apparenti e talvolta può raggiungere anche la realtà delle cose; possiamo ricercare le leggi del mondo fisico proprio perché le cose hanno delle particolari nature La scienza non può esistere, perché gli atomi si combinano casualmente, dunque non esistono le leggi fisiche
Gerarchia degli esseri Esistendo solo una cosa, non c'è alcuna gerarchia Ogni ente partecipa all'essere in modo diverso e con gradualità Negando ogni etereogeneità, nega anche ogni vera gradualità e gerarchia degli esseri, affermando l'assoluta omogeneità del mondo, con differenziazioni puramente accidentali
Errore principale Non rende ragione della realtà del divenire Nessuno Deve affermare l'assurdo che gli atomi si muovono nel vuoto, che separa un ente da un altro: ma il vuoto (non-ente) non può esistere

 

 

[1] San Tommaso, I, q.3, a.8: "Tertius error fuit David de Dinando, qui stultissime posuit Deum esse materiam primam"

[2] E. Schillebeeckx, La presenza eucaristica (1967), tr. it., Roma 1968, pp.99-101

[3] Filippo Selvaggi, Filosofia del mondo, PUG, pp. 468-471

[4] Roberto Coggi, La filosofia della natura, ESD p. 23

[5] Filippo Selvaggi, Filosofia del mondo, PUG, p. 478

[6] Questo avviene perché l'individualità è una proprietà trascendentale dell'ente, giacché ogni ente in quanto tale è individuo, cioè indiviso in sé e diviso dagli altri enti. In conseguenza, essa si verificherà in modo analogo nei diversi enti. L'Ente supremo, l'Essere per essenza, è anche sommamente individuo, perché sommamente uno in sé, per la sua assoluta semplicità, e sommamente distinto dagli altri, per la sua assoluta trascendenza. Tutti gli enti finiti e creati, che hanno l'essere non per essenza, ma per partecipazione, per la stessa composizione di essere ed essenza, vengono meno all'assoluta individualità e fanno parte di un genere comune. L'ente immateriale, il puro spirito, per la semplicità dell'essenza, è assolutamente indivisibile in sé e distinto dagli altri non solo numericamente, ma anche specificamente. Gli enti materiali, che sono composti nell'essenza di materia e forma, hanno un grado inferiore di individualità: sono generabili e corruttibili; sono molteplici non solo specificamente nel genere, ma anche numericamente nella specie; sono radicalmente divisibili per la quantità e vicendevolmente trasformabili per la materia comune. L'uomo però, per la sua forma immateriale, l'anima spirituale, gode di una posizione particolare, che lo fa essere non solo individuo, ma anche persona; l'anima infatti, una volta creata e individuata nella materia che informa, ha un essere per sé sussistente, immortale nella sua individualità, assolutamente indivisibile e incomunicabile. Tutti gli altri enti materiali, avendo una forma intrinsecamente dipendente dalla materia, ne seguono in qualche modo le sorti: sono tutti per sé divisibili fino ad un minimo naturale e possono perdere la loro individualità, sia per divisione di uno in più individui, sia per fusione di più individui in uno, tanto rimanendo nella stessa specie, quanto con cambiamento di specie.

[7] Roberto Coggi, La filosofia della natura, ESD p. 24

[8] Lorella Congiunti, Lineamenti di filosofia della natura, Urbaniana University Press, p. 142

[9] Non approfondiamo qui il caso dei gemelli siamesi o degli innesti di tessuti biologici e organi vitali in un altro organismo. Comunque l'esistenza di individualità sostanziali distinte e l'impossibilità della appartenenza simultanea delle medesime parti materiali a due sostanze distinte vanno affermate in modo assoluto. Invece, non è escluso che le medesime parti possano passare da un individuo all'altro.

[10] Lorella Congiunti, Lineamenti di filosofia della natura, Urbaniana University Press, p. 139

[11] Lorella Congiunti, Lineamenti di filosofia della natura, Urbaniana University Press, p. 141